𝗣𝗦𝗣 𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲: 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗣𝗦𝗥 𝗲 𝗣𝗦𝗗𝟯 𝘀𝘁𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗿𝗶𝗱𝗶𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝗺𝗲𝗿𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗽𝗮𝗴𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶
di Pasquale Sicignano · 27 luglio 2026
Il rischio per le banche non è scomparire, ma perdere il controllo della relazione con il cliente
La crescita dei Prestatori di Servizi di Pagamento, comunemente indicati come PSP, sta modificando in profondità la struttura del mercato finanziario europeo.
L’ingresso di fintech, istituti di pagamento, istituti di moneta elettronica, wallet digitali e operatori specializzati ha ampliato la concorrenza, favorito l’innovazione e migliorato l’accessibilità dei servizi di pagamento.
Allo stesso tempo, questa evoluzione ha aumentato il rischio di disintermediazione per gli intermediari finanziari tradizionali.
Il punto centrale non è necessariamente la sostituzione completa delle banche. Il rischio più concreto è che gli istituti bancari continuino a detenere i conti e i fondi dei clienti, ma perdano progressivamente il controllo dell’interfaccia, dei dati e della relazione commerciale.
In questo scenario, il nuovo pacchetto normativo europeo composto dal Payment Services Regulation, PSR, e dalla futura Payment Services Directive 3, PSD3, assume un ruolo strategico.
L’obiettivo delle nuove norme non è impedire la disintermediazione, ma governarla attraverso regole più uniformi, maggiore concorrenza, una protezione più solida degli utenti e responsabilità più chiare lungo tutta la catena dei pagamenti.
Che cosa significa disintermediazione nel settore dei pagamenti
Nel contesto finanziario, la disintermediazione si verifica quando un nuovo operatore si inserisce nella relazione tra il cliente e l’intermediario tradizionale, assumendo il controllo di una o più fasi del servizio.
Nel settore dei pagamenti, questo può avvenire quando una fintech, un wallet o un PSP non bancario gestisce:
- l’interfaccia utilizzata dal cliente;
- l’avvio del pagamento;
- l’accesso ai dati del conto;
- la relazione con il merchant;
- l’autenticazione;
- i servizi a valore aggiunto collegati alla transazione.
La banca può continuare a detenere il conto e a fornire l’infrastruttura finanziaria sottostante, mentre il cliente interagisce principalmente con un altro soggetto.
In questo modello, la banca non viene necessariamente eliminata dalla catena del valore, ma rischia di diventare meno visibile.
La disintermediazione può quindi essere interpretata come una separazione tra due ruoli:
- il soggetto che detiene il conto e gestisce i fondi;
- il soggetto che controlla l’esperienza del cliente.
Questa distinzione è particolarmente rilevante nell’open banking, nei wallet digitali e nei modelli di embedded finance, nei quali i servizi finanziari vengono integrati direttamente all’interno di piattaforme non bancarie.
Le implicazioni per gli intermediari tradizionali
Per le banche, la disintermediazione può produrre conseguenze rilevanti sotto il profilo commerciale, operativo e strategico.
Perdita del rapporto diretto con il cliente
Quando il cliente utilizza un’applicazione o una piattaforma di terzi per effettuare un pagamento, la banca può perdere il principale punto di contatto con l’utente.
Il rischio non riguarda soltanto la visibilità del marchio. Chi controlla l’interfaccia può comprendere meglio i comportamenti del cliente, proporre nuovi servizi e influenzare le sue decisioni.
Riduzione dei ricavi
La crescita dei PSP può comprimere i margini legati ai pagamenti, alle commissioni e ai servizi accessori.
Gli operatori più innovativi possono offrire servizi più economici, più semplici o integrati direttamente nei processi di acquisto.
Perdita del valore dei dati
I dati transazionali rappresentano una risorsa strategica.
Quando un soggetto terzo controlla la raccolta, l’elaborazione o la presentazione di tali informazioni, la banca può perdere parte della propria capacità di profilare il cliente e sviluppare servizi personalizzati.
Dipendenza tecnologica
La frammentazione della catena dei pagamenti aumenta la dipendenza da API, piattaforme cloud, provider tecnologici e infrastrutture esterne.
Questo genera nuove esigenze in materia di resilienza operativa, sicurezza informatica, gestione degli incidenti e controllo dei fornitori.
Responsabilità più complesse
Quando più soggetti partecipano alla stessa transazione, può diventare più difficile individuare chi sia responsabile in caso di frode, errore, accesso non autorizzato o malfunzionamento.
Per questo motivo, la regolamentazione deve definire in modo chiaro gli obblighi dei diversi operatori.
La disintermediazione non è soltanto un rischio
La disintermediazione non deve essere interpretata esclusivamente come una minaccia.
L’ingresso di nuovi PSP può generare diversi benefici:
- maggiore concorrenza;
- riduzione dei costi;
- servizi più innovativi;
- migliore esperienza del cliente;
- maggiore inclusione finanziaria;
- sviluppo di nuovi modelli di business;
- accesso più semplice alle infrastrutture di pagamento.
La vera sfida per il legislatore europeo consiste quindi nel trovare un equilibrio tra apertura del mercato e controllo dei rischi.
Bloccare l’ingresso dei nuovi operatori ridurrebbe l’innovazione. Un’apertura senza regole, però, potrebbe aumentare i rischi per i consumatori, per la stabilità del sistema e per la sicurezza dei pagamenti.
Il nuovo quadro europeo: PSR e PSD3
Nel giugno 2023, la Commissione europea ha presentato una proposta di revisione del quadro normativo sui servizi di pagamento.
La riforma prevede due strumenti principali:
- un regolamento direttamente applicabile, il Payment Services Regulation;
- una nuova direttiva, la Payment Services Directive 3.
La scelta di separare le disposizioni in un regolamento e in una direttiva risponde all’esigenza di ridurre la frammentazione normativa tra gli Stati membri.
Il PSR disciplina principalmente il funzionamento dei servizi di pagamento, i diritti degli utenti, la trasparenza, la sicurezza e le relazioni tra i diversi operatori.
La PSD3 riguarda invece soprattutto l’autorizzazione, la vigilanza e i requisiti prudenziali degli istituti di pagamento.
Come il PSR affronta il rischio di disintermediazione
Il PSR non cerca di proteggere le banche dalla concorrenza.
Al contrario, mira a creare un mercato più aperto, nel quale i PSP possano competere in condizioni più eque.
La tutela dell’ecosistema viene perseguita attraverso maggiore trasparenza, sicurezza e chiarezza delle responsabilità.
Accesso ai sistemi di pagamento
Uno dei punti più importanti riguarda l’accesso dei PSP non bancari ai sistemi di pagamento.
Gli operatori dei sistemi dovranno utilizzare criteri oggettivi, proporzionati, trasparenti e non discriminatori.
Questo dovrebbe ridurre la dipendenza dei PSP dalle banche e facilitare l’accesso diretto alle infrastrutture.
Dal punto di vista competitivo, questa misura può aumentare la pressione sugli intermediari tradizionali.
Dal punto di vista del mercato, può però ridurre le barriere all’ingresso e migliorare l’efficienza.
Accesso ai conti bancari
Gli istituti di pagamento necessitano spesso di conti bancari per svolgere la propria attività.
In passato, alcuni operatori hanno segnalato difficoltà nell’apertura o nel mantenimento dei conti, anche a causa di politiche di de-risking adottate dalle banche.
Il nuovo quadro punta a limitare i rifiuti generici o non adeguatamente motivati.
Le banche potranno continuare a rifiutare o chiudere un conto quando esistano ragioni concrete, ad esempio legate al rischio di riciclaggio o alla sicurezza. Tuttavia, le decisioni dovranno essere specifiche, proporzionate e giustificate.
Rafforzamento dell’open banking
L’open banking rappresenta uno dei principali strumenti di disintermediazione nel mercato dei pagamenti.
Attraverso l’accesso ai conti, soggetti terzi possono offrire servizi di informazione finanziaria o avviare pagamenti per conto del cliente.
Il PSR mira a rendere questo modello più efficace, riducendo gli ostacoli tecnici e operativi che possono limitare l’attività dei Third Party Provider.
Tra le misure previste rientrano:
- interfacce di accesso più affidabili;
- riduzione dei controlli duplicati;
- eliminazione di registrazioni aggiuntive non necessarie;
- limitazione dei reindirizzamenti eccessivamente complessi;
- maggiore trasparenza sull’accesso ai dati.
Un elemento particolarmente rilevante è la dashboard per la gestione dei consensi.
Il cliente dovrebbe poter visualizzare:
- quali soggetti hanno accesso ai propri dati;
- quali conti sono interessati;
- lo scopo dell’autorizzazione;
- la durata del consenso;
- le categorie di dati condivisi;
- gli accessi effettuati.
Questa misura può aumentare il controllo dell’utente e rendere più trasparente il rapporto tra banca, PSP e cliente.
Rimangono tuttavia alcuni elementi che richiederanno chiarimenti operativi.
Concetti come “scopo del consenso” e “categorie di dati condivisi” possono risultare troppo generici se non tradotti in requisiti funzionali e tecnici dettagliati.
La reale efficacia della dashboard dipenderà quindi anche dagli standard, dalle linee guida e dalle implementazioni che verranno sviluppate.
Prevenzione delle frodi
L’aumento del numero di operatori e dei punti di accesso può ampliare la superficie di rischio.
Per questo il PSR rafforza le misure contro le frodi.
Tra gli interventi più rilevanti figurano:
- condivisione delle informazioni sulle frodi tra PSP;
- verifica della corrispondenza tra nome del beneficiario e IBAN;
- rafforzamento delle misure di autenticazione;
- maggiore trasparenza verso gli utenti;
- regole più chiare sul rimborso in determinati casi di frode;
- responsabilità più definite lungo la catena del pagamento.
Il problema è particolarmente rilevante perché le frodi basate sulla manipolazione del cliente, come le frodi autorizzate tramite inganno, stanno aumentando.
In questi casi, la transazione viene formalmente autorizzata dall’utente, ma sulla base di informazioni false o tecniche di social engineering.
La sola autenticazione forte non è quindi sufficiente. Servono strumenti di analisi comportamentale, monitoraggio in tempo reale, condivisione dei dati e maggiore educazione finanziaria.
Il ruolo della PSD3
La PSD3 interviene prevalentemente sulla solidità, l’autorizzazione e la vigilanza degli istituti di pagamento.
L’obiettivo è assicurare che l’apertura del mercato non determini un abbassamento degli standard prudenziali.
Autorizzazione più armonizzata
La direttiva mira a rendere più uniformi i processi di autorizzazione tra gli Stati membri.
Questo può ridurre le differenze interpretative e limitare il rischio di arbitraggio regolamentare.
Gli operatori dovranno dimostrare di possedere strutture organizzative, sistemi di controllo e risorse adeguate.
Requisiti patrimoniali
Gli istituti di pagamento dovranno rispettare requisiti di capitale iniziale e fondi propri proporzionati ai servizi forniti e ai rischi assunti.
L’obiettivo è assicurare che i PSP dispongano di una base finanziaria sufficiente per operare in modo stabile.
Governance e controlli interni
La PSD3 rafforza i requisiti relativi a:
- governance;
- gestione dei rischi;
- controlli interni;
- sicurezza;
- outsourcing;
- continuità operativa;
- gestione degli incidenti.
Questi aspetti sono fondamentali in un settore nel quale molti operatori dipendono fortemente da infrastrutture tecnologiche esterne.
Salvaguardia dei fondi dei clienti
Un istituto di pagamento non è una banca.
I fondi detenuti presso un istituto di pagamento non costituiscono normalmente depositi bancari e non sono automaticamente protetti da un sistema di garanzia dei depositi.
Per questo la PSD3 rafforza le regole sulla salvaguardia dei fondi.
Gli istituti dovranno adottare misure per separare i fondi dei clienti dalle proprie risorse e proteggerli in caso di insolvenza.
Il nuovo quadro punta inoltre a ridurre i rischi derivanti dalla concentrazione dei fondi presso un unico ente creditizio.
Vigilanza transfrontaliera
Molti PSP operano in più Stati membri attraverso il passaporto europeo.
Questa struttura può rendere complessa la cooperazione tra autorità del Paese d’origine e autorità del Paese ospitante.
La PSD3 mira a rafforzare il coordinamento tra le autorità e a rendere più efficace la supervisione delle attività transfrontaliere.
Dal rischio di disintermediazione alla re-intermediazione
Il termine disintermediazione può essere fuorviante.
Nel mercato dei pagamenti non si assiste necessariamente alla scomparsa degli intermediari.
Piuttosto, nuovi soggetti si inseriscono tra il cliente, la banca, il merchant e l’infrastruttura finanziaria.
È quindi più corretto parlare di re-intermediazione.
La catena del valore non si accorcia necessariamente. In molti casi diventa più articolata.
Un pagamento può coinvolgere:
- la banca del cliente;
- un payment initiation service provider;
- un wallet;
- un gateway;
- un processor;
- un acquirer;
- il merchant;
- uno schema di pagamento;
- diversi fornitori tecnologici.
Il problema regolamentare non consiste quindi soltanto nel numero degli operatori, ma nella corretta distribuzione delle responsabilità.
Come dovrebbero reagire le banche
Per gli intermediari tradizionali, la risposta alla disintermediazione non può limitarsi alla compliance.
Difendere il proprio ruolo attraverso barriere tecniche o operative potrebbe produrre vantaggi temporanei, ma non rappresenta una strategia sostenibile.
Le banche dovrebbero investire in:
- API affidabili e facilmente integrabili;
- servizi antifrode evoluti;
- gestione trasparente dei consensi;
- servizi di pagamento account-to-account;
- embedded finance;
- soluzioni per merchant e imprese;
- valorizzazione dei dati;
- customer experience;
- identità digitale;
- servizi a valore aggiunto.
La disponibilità dei conti e delle infrastrutture continuerà a essere fondamentale.
Tuttavia, il controllo dell’esperienza del cliente, dei dati e del consenso sarà sempre più importante per mantenere una posizione centrale nel mercato.
Conclusioni
PSR e PSD3 rappresentano un cambiamento rilevante nel modo in cui l’Unione europea disciplina i servizi di pagamento.
Il nuovo quadro non intende impedire ai PSP non bancari di competere con le banche.
Al contrario, mira a favorire l’ingresso di nuovi operatori, migliorare l’accesso alle infrastrutture e rafforzare l’open banking.
Questa apertura viene bilanciata da requisiti più rigorosi in materia di sicurezza, governance, protezione dei fondi, trasparenza, accesso ai dati e responsabilità.
La disintermediazione non sarà quindi eliminata.
Verrà progressivamente ricondotta all’interno di un sistema di concorrenza regolata.
Per le banche, il rischio più rilevante non è necessariamente perdere il conto del cliente.
È continuare a detenere il conto, ma perdere tutto ciò che avviene intorno ad esso: la relazione, i dati, l’interfaccia e la capacità di generare nuovi servizi.
Nel futuro ecosistema europeo dei pagamenti, chi detiene i fondi manterrà un ruolo essenziale.
Ma chi controlla identità, consenso, dati ed esperienza digitale potrebbe detenere la parte più preziosa della relazione con il cliente.
Fonti principali
- Commissione europea, Financial Data Access and Payments Package.
- Commissione europea, proposta di Payment Services Regulation.
- Commissione europea, proposta di Payment Services Directive 3.
- Consiglio dell’Unione europea, documenti negoziali sul pacchetto PSR e PSD3.
- Parlamento europeo, lavori della Commissione ECON sui servizi di pagamento.
- European Banking Authority, rapporti e pareri sui servizi di pagamento e sulle frodi.
- Banca Centrale Europea, dati sulle frodi nei pagamenti.
- Bank for International Settlements, analisi sul ruolo dei PSP non bancari e sull’evoluzione del mercato dei pagamenti.